Coltivazione domestica di piante stupefacenti: non è sempre reato

La Sezione III penale della Corte di Cassazione, con sentenza n. 20238 del 15 febbraio 2022 (motivazione depositata il 25 maggio 2022), hanno affrontato nuovamente il reato di coltivazione di sostanze stupefacenti, come previsto dall’art. 73, co. 1, del D.P.R. n. 309/1990.

A fronte di un orientamento che affondava le proprie radici in una ben consolidata giurisprudenza di questa Corte, secondo la quale la coltivazione di piante da cui sono estraibili sostanze stupefacenti è penalmente rilevante a norma del D.P.R. n. 309 del 1990, artt. 26 e 28, a prescindere dalla distinzione tra coltivazione tecnico-agraria e coltivazione domestica, posto che l’attività in sè, in difetto delle prescritte autorizzazioni, è da ritenere potenzialmente diffusiva della droga (senza che neppure rilevi il grado di maturazione della pianta o la quantità di principio attivo che sia in concreto estraibile da essa), essendo determinante solamente la conformità della pianta al tipo botanico previsto dal legislatore e la sua attitudine alla produzione delle sostanze droganti, in quanto l’espressione “coltivare” è riferibile all’intero ciclo evolutivo dell’organismo biologico, si è andato progressivamente contrapponendo un orientamento sostanzialmente diverso.

Secondo quest’ultimo, sviluppatosi sotto il profilo della necessaria offensività del fatto in danno del bene/interesse tutelato dalla norma (nel caso di specie la salute pubblica), ai fini della configurabilità del reato di coltivazione di piante stupefacenti non è sufficiente la mera coltivazione di una pianta conforme al tipo botanico vietato che, per maturazione, abbia raggiunto la soglia minima di capacità drogante, ma è altresì necessario verificare se tale attività sia concretamente idonea a ledere la salute pubblica ed a favorire la circolazione della droga, alimentandone il mercato.

Questo secondo orientamento è stato, con sentenza emessa dalle Sezioni unite penali della Corte di Cassazione, autorevolmente avallato, sulla base del rilievo secondo il quale non integra il reato di coltivazione di stupefacenti, per mancanza di tipicità, una condotta di coltivazione che, in assenza di significativi indici di un inserimento nel mercato illegale, denoti un nesso di immediatezza oggettiva con la destinazione esclusiva all’uso personale, in quanto svolta in forma domestica, utilizzando tecniche rudimentali e uno scarso numero di piante, da cui ricavare un modestissimo quantitativo di prodotto (Cass. pen., Sez. Unite, sent. 16/04/2020, n. 12348).

Vale a dire che,  laddove la coltivazione sia caratterizzata da forme del tutto elementari, non presenti la predisposizione di accorgimenti – come impianti di irrigazione e/o di illuminazione – finalizzati a rafforzare la produzione e sia tale, in relazione al grado di sviluppo raggiunto dalle piante, da consentire l’estrazione di un quantitativo minimo di sostanze stupefacente ragionevolmente destinata all’uso personale dell’imputato, essa è priva di rilevanza penale.

Nel caso di specie, la coltivazione di tre piantine di canapa indiana realizzata all’aperto nel balcone della abitazione occupata dal ricorrente e in assenza di strumentazioni tecniche atte ad incrementare artificialmente la produttività delle medesime piantine, avrebbe dovuto indurre a concludere per la verosimile destinazione all’uso esclusivamente personale della esigua quantità di sostanza stupefacente ricavabile dalla attività svolta.

La coltivazione, cioè, non ha comportato alcuna effettiva lesione per la salute pubblica, attesa la irrilevanza, dal punto di vista dell’incremento del mercato delle sostanze stupefacenti dell’apporto che ad esso potrebbe essere fornito con la quantità prodotta dall’imputato, ma dovendosi anzi considerare che, dal punto di vista meramente economico, la produzione di un bene per il suo esclusivo autoconsumo è fattore che, lungi dall’incrementare la vivacità di un mercato, tende piuttosto a deprimerlo.

La condotta, pertanto, essendo priva di offensività deve intendersi estranea alla tipicità penale come delineata dal legislatore.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *